Via Campana

Via Campana

La via Campana è di antichissima origine. Era già percorsa dai pastori sabini prima della riconfigurazione territoriale apportata dal nuovo assetto urbanistico introdotto dai Romani nel II sec. A.C.. L’importanza della Via Campana adagiata sull’omonimo fosso, è legata al torrente che le dà il nome ed affluisce nel Tevere. Per millenni, la Via Campana è stata un importante nodo strategico per il collegamento tra le strade consolari Salaria e Flaminia. Era utilizzata per il trasporto dei prodotti dell’agricoltura sabina verso Roma.

L’area che attraversa presenta aree incontaminate e un biotopo di notevole valore. Grazie a un lavoro sensibilizzazione delle comunità condotto da Anna Maria Celestini e dall’associazione DASS, negli ultimi anni sono stati organizzati Convegni e incontri che hanno fatto comprendere l’importanza di valorizzare questo antichissimo sentiero.

Mancanza di case o altre abitazioni, ampi prati incolti o coltivati a grano ed erba medica, il fosso adiacente, gli scorci dei borghi medievali perfettamente conservati ed il fondo della carrareccia, fanno della Via Campana uno degli itinerari più belli e suggestivi di tutta la Sabina. Un vero e proprio viaggio in un tempo sospeso ed in un luogo inalterato dai secoli.

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L’itinerario proposto è percorribile a piedi, a cavallo e in mountain bike. Alcuni brevissimi tratti possono presentare, in alcuni periodi dell’anno, zone acquitrinose facilmente aggirabili tramite i campi circostanti.

Il nostro itinerario parte dal centro del Borgo di Montebuono ed in particolare dalla Chiesa di Santa Maria Assunta, sulla facciata della quale è possibile osservare un’iscrizione proveniente dagli scavi delle Terme di Agrippa, distanti circa 1,5 Km. L’iscrizione è una dedica a Marco Vipsanio Agrippa, architetto del Pantheon e generale amico di Augusto. Questa iscrizione, insieme all’estensione e ampiezza dei resti archeologici, hanno dato il nome all’imponente villa romana sotto la Chiesa di San Pietro ai Muricentum.

Anche il borgo di Montebuono sembra ricalcare il tipico impianto ad accampamento militare romano. Presenta infatti un decumano massimo, che oggi è la via centrale del borgo storico, e una serie di decumani inferiori che lo intersecano perpendicolarmente dando forma ai caratteristici vicoli fioriti abitati da gatti sonnacchiosi.
Uscendo dalla Porta Romana, che con le torri rappresenta l’assetto medievale perfettamente conservato dal borgo, si prende via Cesano. Si arriva fino alla strada provinciale 56 esattamente davanti il borgo medievale di Tarano, che appare all’interno di una cinta muraria, da cui emergono la porta del XIV secolo e le torri in pietra.

Il borgo conserva la sua struttura medioevale nell’impianto urbanistico, da cui svettano sulla sommità la torre campanaria del XII secolo e la chiesa di S. Maria Assunta. L’edificio raccoglie e conserva pregevoli opere, un tempo appartenute alla diruta chiesa di S. Francesco, annessa al convento, posto appena fuori dell’abitato. La presenza francescana appare soprattutto nell’impianto architettonico: volte a crociera e costoloni della navata sinistra e archi ad ogiva della navata centrale, che si aprono rispettivamente sullo spazio dell’altare maggiore e delle navate laterali, in prossimità del transetto. Tutto il complesso seicentesco dell’altare maggiore di marmo rosa di Cottanello e le pregevoli balaustre, sovrastato dalla statua dell’Assunta, in legno di tiglio, è dominato dall’immagine di S. Francesco.

Proviene dal convento stesso anche la grande tavola a tempera con Gesù crocifisso tra Maria e S. Giovanni e in primo piano la Maddalena, S. Francesco e S. Antonio di Padova, datata 1562. Di pregio anche la crocifissione in affresco che si osserva sulla parete di fondo della navata sinistra. L’iconografia è medioevale ma il linguaggio pittorico si rifà ai modi giotteschi e per taluni aspetti anche alla pittura senese del Lorenzetti, presenti ad Assisi. L’affresco risulta databile alla metà del XIV secolo. Notevole nella devozione popolare l’altare di S. Antonio di Padova, con la statua del santo al centro della navata sinistra e posto proprio di fronte all’altare di S. Giorgio, il cui culto è molto sentito dalla comunità taranese.

Il nostro itinerario riparte appena fuori dall’abitato e prosegue in piano lungo tutto il fosso Campana. Come fosse la lisca centrale di una spina di pesce, la Via Campana raccoglie molte antiche strade che permettono di raggiungere antichi centri oggi semi abbandonati, come Fianello di Montebuono oppure poco abitati come Cicignano di Collevecchio, per raggiungere sotto al Tevere il borgo di Foglia tra i luoghi del cuore del FAI.

La nostra proposta di itinerario lascia la Campana all’altezza di via di Collefiore dove la strada si addentra per il bosco di Fonte Vecchia per sbucare in località Casa Cantoniera. Qui, attraversata la provinciale, si prosegue su vocabolo Casa Cantoniera fino ai ruderi di Grappignano, sito di rilevante interesse storico per i ritrovamenti di insediamenti umani che risalgono alla preistoria del territorio. Da Grappignano, tramite via Sacramento si arriva alla strada provinciale che conduce fino alla stazione di Collevecchio-Poggio Sommavilla.

Tutta la zona è di fondamentale importanza per la ricerca sull’antico e celebre popolo dei Sabini del Tevere che proprio qui hanno certamente avuto uno dei centri di maggior pregio e importanza, a giudicare dai ritrovamenti della grande necropoli che si estende nel sottosuolo del terreno circostante. Siamo sul pianoro di Poggio Sommavilla uno dei luoghi più belli di tutta la Valle del Tevere che qui si può guardare nella sua ampiezza attraversata dal grande Fiume e sorvegliata dalla maestosità del Monte Soratte.